Sono le 5 .30 del mattino. È ancora buio fuori e il sole non sorge prima delle 8. La suoneria Nokia Tune continua a squillare sul mio cellulare. È la mia sveglia, che mi dice che è ora di alzarsi.

Oggi è un giorno importante. Ho il mio primo colloquio di lavoro. Finalmente! Il colloquio è alle 8 .30, ma consigliano di arrivare prima. Quindi esco di casa il prima possibile. Preparo un caffè, forse aiuta a farmi sentire meno stanca. Mi siedo e faccio colazione con calma. Poi faccio la doccia, mi vesto e mi trucco. Sono cose che faccio tutte le mattine, ma mai sono così agitata.

Devo calmarmi, devo stare tranquilla.

Prendo il tram. È pieno di gente a quest 'ora del mattino. Sono tutti vestiti per bene, uomini in giacca e cravatta, donne in taillère. Sono vestita per bene, penso. Non ho mai avuto un colloquio prima. Non so come ci si veste.

Forse non sono abbastanza elegante, soprattutto con queste scarpe.

Dovevo indossare le altre che avevo. Ma ormai è fatta, non posso più tornare indietro. È meglio non pensarci.

Sul tabellone del tram indica che adesso c la mia fermata. Devo scendere.

Dieci minuti di cammino per arrivare all 'hotel dove si tengono i colloqui.

Quei dieci minuti sembrano infiniti. Penso a tante cose. Posso fare questo lavoro. Forse non sono brava. Perché vado?

Voglio davvero fare questo lavoro. Non avevo mai pensato di fare l 'assistente di volo prima. Non è di certo il lavoro dei miei sogni. Molti però dicono che è un bel lavoro. Viaggi tanto, conosci molte persone, visiti tanti posti diversi. Ogni giorno è un 'avventura. E non è mai noioso. È anche faticoso, però. Tante ore di lavoro. A qualsiasi orario. Non hai mai una routine fissa.

E poi sono abbastanza bella, mi chiedo in ultimo. Le assistenti di volo sugli aerei sono sempre belle, alte e magre.

Io sono alta 162 centimetri.

Forse sono un po' bassa rispetto alle altre.

Però ho dei bei capelli lunghi e lisci, facili da sistemare, anche se oggi li ho raccolti in uno chignon.

I miei occhi sono castani, come i capelli.

Le mie labbra sono belle e grandi, ma ho un naso di cui mi vergogno perché è un po' grande. Le mie orecchie, invece, sono piccole.

Mentre penso tutte queste cose, intravedo l 'insegna Hotel Acropolis. È questo.

Dove devo andare adesso? Penso. È meglio entrare e chiedere in reception.

Su un cartello leggo per l 'assessment day aspettare nella hall. Allora entro e mi fermo nella hall. Sono ancora le otto, ma c già tanta gente che, come me, aspetta.

Guardo fuori. Il cielo si colora di rosa. Il sole sorge. Mi siedo su un divano, vicino ad una ragazza che sembra agitata come me.

Che faccio? Mi presento. Forse non vuole essere disturbata, penso, ma quando la guardo vedo che mi sorride.

Le dico «ciao».

Lei mi risponde con un altro sorriso.

«Sei qui per i colloqui anche tu le chiedo. «Sì, si vede tanto mi chiede, con uno sguardo serioso.

La guardo. Non ho capito cosa mi chiede. Non rispondo e lei mi chiede «si nota che sono agitata e ride.

Assolutamente no, le dico, e rido anche io. Ma poi la guardo meglio e si nota la sua agitazione.

Ha una cartellina appoggiata sulle gambe, con dentro dei documenti e continuo ad aprirla e richiuderla. Ha delle scarpe molto belle, nere e molto eleganti.

Forse ho sbagliato a scegliere queste. Inizia ad agitarsi di più, così penso che, forse, se le parlo si tranquillizza.

Io sono Emma. «Piacere di conoscerti» e le porgo la mano. «Io sono Claudia. Il piacere è tutto mio» risponde lei e mi stringe la mano. «È il primo colloquio che faccio» le dico. «Spero andrà bene. Tu ne hai fatti tanti. Con questa compagnia aerea è la prima volta, ma lavoro già con un 'altra compagnia e ho esperienza con i colloqui» mi racconta. «Quindi hai già esperienza, eppure sembri così giovane. Quanti anni hai le chiedo.

Ma lei ride e risponde serena. «Ne ho 24, ma ho sempre sognato di fare questo e ho iniziato presto, subito dopo la scuola».

«Abbiamo la stessa età. Anche io ho 24 anni. Io studio all 'università. Ho una laurea magistrale in lettere classiche. Mi piacciono molto il greco e il latino». Mentre parlo, mi accorgo che Claudia non mi sta ascoltando. Pensa ad altro. La guardo e lei si scusa con me e mi chiede «Lo sai che misurano la nostra altezza? Mi hanno detto che devi essere alto almeno 160 centimetri per poter lavorare per loro». «Che fortuna le dico. «Io sono alta 162.

Io sono alta proprio 160, ma ho un po' paura» dice lei turbata. «Ma non ti preoccupare, va benissimo così. Poi sembri anche più alta» le rispondo per tranquillizzarla.

«È vero. È molto magra e questo, forse, la fa sembrare più alta. È bella. Ha i capelli rossi e corti, con un taglio molto femminile.

La sua pelle è molto chiara. Ha delle lentigini sulle guance e sul naso, che è piccolo e alla francese.

Le sue labbra sono sottili ma grandi, come lo sono i suoi occhi verdi. Smetto di guardarla, può darle fastidio, e le chiedo se ha un fidanzato. Capisce che voglia di parlare, perciò inizia a raccontarmi di sé.

«Sì, ho un fidanzato che è più grande di me di tre anni. Ha ventisette anni.

Lui lavora da un anno. È un ingegnere.

Vivo a Capaccio, una cittadina di poche migliaia di abitanti. Vivo con i miei genitori da quando sono nata.

Dopo le scuole superiori ho subito iniziato a lavorare.

Prima come commessa in un negozio di abbigliamento, poi come assistente di volo. Ora voglio cambiare compagnia aerea. Guaragno poco e lavoro troppo dove sono adesso. E poi voglio trasferirmi qui, a Venezia. Mi piace molto. È una città molto bella.»

Decido di raccontarle qualcosa anche io. «Io invece vivo a Verona da cinque anni. Ho studiato lì, ma sono nata al sud, in una cittadina della Calabria. ci sono tutti i miei parenti e ogni tanto mi manca la mia famiglia. Però torno a casa per tutte le feste, Natale, Pasqua, anche in estate. Vivo con un 'amica a Verona, ma se il colloquio va bene mi trasferisco a Venezia anche io.

Mentre parlo si avvicina un ragazzo. Noto che vuole parlare anche lui, ma è timido e non dice niente.

Perciò mi presento io per prima e lui risponde.

Ciao.» «Come ti chiami Gli chiedo e lui risponde. «Il mio nome è Luca.» Poi gli chiedo. «Quanti anni hai e cosa fai nella vita E lui risponde. «Ho 26 anni. Vengo da Madrid, sono spagnolo, ma vivo a Venezia da qualche mese con mia moglie. E voi di che nazionalità siete «Siamo italiane, rispondo e chiedo. Che lavoro fai «Voglio fare pilota, ma ho scoperto di essere miope. Ora porto gli occhiali e non si può pilotare gli aerei se non hai una vista eccellente. Quindi ho dovuto rinunciare al mio sogno, ma voglio comunque volare e penso che questo lavoro fa per me. Poi ho saputo che lo stipendio è alto e ne ho bisogno perché ho due figlie.»

«Che bello Gli dico. «Quanti anni hanno Lui risponde con piacere. «La prima ha tre anni e la seconda un anno. Sono molto belle, entrambe bionde come la mamma. La prima ha i capelli ricci ricci, gli occhi grandi e azzurri, come i miei. La bocca ha il naso piccoli, come quelli della nonna. La seconda invece ha gli occhi scuri. Il naso sembra piccolino per ora. La bocca ha forma di cuoricino. Ha la pelle scura come il nonno e le mani grandi. Ecco, vi mostro una foto. Ha proprio ragione, sono davvero molto belle. Nella foto vedo che c anche un cane, è piccolino e marrone, forse un chihuahua.

Mentre chiacchieriamo si avvicinano delle persone. Hanno la divisa della compagnia aerea per cui devo fare i colloqui, quindi sono sicuramente loro i nostri recruiters.

Si presentano e ci dicono che a breve iniziano a chiamare le persone. Li guardo con ammirazione. Sono tutti eleganti, gentili, sorridenti.

Chiamano il nome di tutti i candidati e ci dicono l 'orario per il nostro colloquio. Nel frattempo ci parlano del loro lavoro, ci dicono che sono anche loro assistenti di volo e che amano quello che fanno.

Intanto l 'agitazione sale, ma cerco di calmarmi.

Il modo migliore per affrontare un colloquio è stare sereni, è quello che mio padre mi ha detto ieri sera e cerco di seguire il suo consiglio.

Poi ripenso a mia madre, al suo sguardo è fiero e alle sue parole. Buona fortuna, tesoro mio. Spero proprio di avere davvero fortuna.

Chiamano il mio nome, così saluto Claudio e Luca e dico, è stato un piacere conoscervi. Buona giornata e buona fortuna.

È stato un piacere anche per noi, rispondono. Buona fortuna anche a te. Il recruiter mi guarda e dice, piacere Emma, io mi chiamo Roberto.

Piacere mio, rispondo. Allora, sei pronta? Mi chiede e io rispondo sicura, certo che lo sono, ma lo sono davvero.